Il cliente appoggia sul bancone un bracciale da trenta grammi con il punzone 750 ben leggibile. Chi compra ha pochi minuti per dargli un prezzo mentre il cliente aspetta, e quel prezzo dipende quasi tutto da un numero che a occhio non si vede: quante parti d'oro su mille ci sono davvero nel metallo. Se il bracciale è un guscio d'oro attorno a un'anima di lega povera, il punzone inganna e la bilancia non se ne accorge. Per questo la verifica del titolo è il gesto tecnico che decide il margine di un compro oro, di un banco metalli e di un'affineria. Lo spettrometro XRF l'ha resa rapida e non distruttiva. Il numero sullo schermo, però, regge solo dentro una procedura. È la procedura a stabilire che cosa si guarda prima di misurare, dove si misura, quando si lima, quando il pezzo lascia il banco per il saggio e che cosa resta scritto nella scheda.
Il numero da verificare: millesimi, carati e punzone
Il banco ragiona in millesimi. Il 750 corrisponde ai 18 carati, cioè 750 parti d'oro su mille; il 585 ai 14 carati, il 375 ai 9 e il 916 ai 22. L'oro da investimento si esprime invece in 999 o 999,9. Il punzone promette un minimo, perché l'articolo 3 del D.Lgs. 22 maggio 1999, n. 251 esclude le tolleranze negative sui titoli legali, salvo poche eccezioni. Il quadro completo, con i titoli legali di tutti i metalli preziosi, i metodi ufficiali di saggio e le norme ISO, è nell'articolo su metodo e norme dell'analisi XRF di oro e metalli preziosi.
Per chi compra la conseguenza è pratica. Un 750 che legge 740 su più punti puliti merita una seconda verifica, a patto che lo scarto superi l'incertezza che lo strumento ha dimostrato su quel tipo di lega. Chi non conosce l'incertezza del proprio strumento non ha modo di leggere nessuno scarto.
Che cosa guardare sullo schermo, oltre al titolo
Lo spettrometro restituisce in pochi secondi, o in qualche decina se serve più precisione, il titolo e lo spettro, e le due informazioni vanno lette insieme. Il titolo dice quanto oro c'è nella zona misurata; lo spettro dice con che cosa è legato. Un nichel inatteso in un oro giallo, un rodio su un oro bianco o un argento troppo alto per il colore del pezzo sono indizi che il solo numero nasconderebbe. La precisione cresce con il tempo di misura, perché l'incertezza statistica scende con il numero di conteggi raccolti. La relazione di Marco Actis Grande al Santa Fe Symposium del 2016 insiste proprio su questo: forma, rugosità, dimensioni e composizione del pezzo spostano il risultato, e solo un metodo operativo evita i valori falsi.
C'è poi il limite che condiziona tutta la procedura. Il segnale dell'oro arriva da pochi micrometri sotto la superficie, circa 4 in oro puro secondo i coefficienti di attenuazione del NIST, quindi lo strumento legge la pelle del pezzo. La fisica di questo limite, riga per riga, è spiegata nell'analisi della profondità di misura XRF sull'oro. Su un pezzo omogeneo la pelle rappresenta il cuore, e il resto della procedura serve a capire quando non lo rappresenta.
Pietra di paragone, bilancia idrostatica e XRF: che cosa vede ciascuno
La pietra di paragone resta diffusa perché costa poco e funziona ovunque. Si striscia il pezzo sulla pietra, si applicano acidi tarati per i diversi titoli e si osserva se il segno resiste. Il risultato è una fascia, del tipo "almeno 585", e dipende dall'occhio di chi esegue la prova. La pietra condivide con l'XRF il limite principale, perché anche lei legge la superficie. Un XRF portatile o da banco aggiunge un valore numerico, la composizione completa e uno spettro che si può archiviare, mostrare al cliente o allegare alla scheda.
La bilancia idrostatica misura la densità pesando il pezzo in aria e in acqua. Su lingotti e forme compatte è un buon controllo; su gioielli con pietre, cavità o saldature lo è molto meno. Il riferimento di tutti resta la coppellazione della ISO 11426:2021. Christopher Corti, nella rassegna sul saggio dell'oro presentata al Santa Fe Symposium del 2001, la descrive come la tecnica con cui si confrontano tutte le altre. Distrugge però il campione e richiede un laboratorio. Nessuno coppella la fede nuziale che un cliente porta al banco.
La sequenza di verifica di un oggetto al banco
La procedura che regge a una contestazione è breve e si ripete uguale per ogni pezzo. Scritta, diventa anche lo strumento con cui si forma chi sta al banco:
- accoglienza: peso, fotografie, lettura con la lente di punzone e marchio di identificazione, ricerca dei punti in cui l'usura mostra un colore diverso;
- pulizia del punto di misura da grasso, sporco e residui di lucidatura;
- misura in almeno tre punti, di cui uno in zona usurata o nascosta, come l'interno della chiusura o il gambo dell'anello, lontano da saldature e incastonature;
- confronto fra titolo, spettro e punzone, con attenzione agli elementi che non dovrebbero esserci;
- se le letture non concordano o lo scarto supera la soglia scritta, limatura di un punto non visibile, con il consenso del cliente, e nuova misura;
- se il dubbio resta o il pezzo vale molto, controllo di densità e invio al saggio;
- registrazione della lettura e dello spettro insieme alla scheda dell'operazione.
Oro placcato: il bracciale dell'apertura, misurato
Una doratura galvanica sottile lascia ancora passare il segnale del metallo sottostante, e uno spettro con argento, rame o zinco in proporzioni incompatibili con il titolo letto è già un campanello. Quando lo strato cresce verso alcuni micrometri, il segnale del cuore si spegne e lo strumento vede soltanto la pelle d'oro. Anche senza alcun dolo, decapaggi e finiture possono lasciare la superficie più ricca d'oro del cuore, con letture più alte del titolo reale.
Un esempio costruito sul bracciale dell'apertura, nell'ipotesi di una lega omogenea sotto la doratura. Tre misure da dieci secondi sulla maglia leggono fra 748 e 752, in linea con il punzone. Una quarta misura all'interno della chiusura, dove lo sfregamento ha consumato la superficie, legge 590 e mostra rame e zinco ben visibili. La limatura di un punto nascosto conferma il secondo valore. Il punzone, in questo caso, mentiva. A quel punto il bracciale va trattato come un 585 dorato. Su trenta grammi, la differenza fra i due titoli vale circa cinque grammi di oro fino (30 × 0,165), che il banco avrebbe pagato senza riceverli.
Il passo della sequenza che ha salvato l'acquisto è il terzo, la misura in zona usurata, ed è il primo che rischia di saltare quando il banco ha fretta. Alcuni strumenti offrono anche una modalità di misura dello spessore dei rivestimenti, utile quando si sa già che il pezzo è dorato e serve sapere di quanto.
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Inviaci le tipologie di oggetti, i titoli e i volumi del tuo banco. Organizziamo una prova comparativa sul tuo materiale, senza impegno, e ti prepariamo un preventivo su misura in 24 ore.
Scrivici via email Scrivici su WhatsAppLingottini e anima di tungsteno: quando bisogna guardare dentro
Con i lingotti il rischio cambia forma. Il tungsteno ha una densità quasi identica a quella dell'oro, circa 19,3 grammi per centimetro cubo per entrambi. Un'anima di tungsteno rivestita d'oro supera così sia una pesata idrostatica di routine sia l'XRF, che vede soltanto il guscio. È il caso peggiore per chi compra. L'LBMA, ripercorrendo i timori nati nei primi anni Duemila, riferisce che inserti di questo tipo sono stati trovati in barre piccole e mai nelle grandi barre del circuito Good Delivery. Nella stessa scheda ricorda che in quegli anni la maggior parte dei caveau londinesi ha installato apparecchiature di controllo a ultrasuoni.
Gli ultrasuoni funzionano perché il suono corre nei due metalli a velocità molto diverse. René Böttcher e Lothar Spieß, della Technische Universität Ilmenau, hanno presentato il caso al congresso annuale 2014 della DGZfP, la società tedesca per le prove non distruttive. Per le onde longitudinali riportano 3.240 m/s nell'oro e 5.261 m/s nel tungsteno. Il suono nel tungsteno è quindi circa 1,6 volte più veloce, e l'eco di fondo di un lingotto con inserto torna prima di quanto lo spessore farebbe prevedere. Gli stessi autori osservano che i falsi sono rivestiti con uno strato d'oro abbastanza spesso da non essere attraversato dalla fluorescenza X. Per un banco metalli che acquista lingottini da privati, la regola pratica è combinare la lettura di superficie con un controllo che attraversi il pezzo, densità accurata o ultrasuoni, prima di pagare il valore pieno.
Chi fissa la soglia di accettazione al banco
La legge stabilisce i titoli e i metodi ufficiali di analisi, e i controlli sul titolo spettano alle Camere di commercio, che prelevano i campioni e li fanno saggiare dai laboratori autorizzati. Nessuna norma dice invece quando un compro oro può fidarsi di una lettura XRF. Quella soglia la decide l'operatore. Conviene metterla per iscritto, indicando quale scarto dal titolo dichiarato fa scattare la seconda misura, quale la limatura, quale porta il pezzo al saggio.
Il riferimento per fissarla è l'incertezza che lo strumento dimostra su campioni a titolo noto della stessa famiglia di lega, verificata a intervalli regolari. Senza questa regola, un numero a tre cifre resta un'opinione.
La scheda dell'operazione e dove la misura aiuta
Dal 2017 l'attività è regolata dal D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 92. Gli articoli da 3 a 6 prevedono l'iscrizione al registro tenuto dall'OAM, l'identificazione del cliente e pagamenti tracciabili dai 500 euro in su. Per ogni operazione serve poi una scheda numerata con la descrizione dell'oggetto, la quotazione del metallo rilevata da una fonte affidabile e indipendente, la valutazione e due fotografie digitali da prospettive diverse. La scheda va conservata per dieci anni. Il decreto non impone uno strumento di misura. Una lettura XRF salvata con il suo spettro rende però la valutazione della scheda motivata e ricostruibile, e protegge l'esercente quando un cliente o un controllo la contestano. Dal 17 gennaio 2025, ricorda la Banca d'Italia, anche gli operatori professionali in oro della legge 7/2000 fanno capo all'OAM, per effetto del D.Lgs. 211/2024.
Resta un confine che chi compra deve conoscere. Lo spettrometro del banco produce una valutazione tecnica e commerciale, mentre il saggio ufficiale del titolo e la marchiatura spettano ai laboratori e agli organi di vigilanza. Promettere al cliente una certificazione che lo strumento non rilascia è un errore di mestiere.
Formazione e controlli di routine: chi misura e con quale metodo
Una procedura scritta vale quanto chi la applica. Chi sta al banco deve saper leggere uno spettro oltre al numero e riconoscere un rodio o un nichel fuori posto. Deve sapere dove misurare su una catena e dove evitarlo su un anello con pietre, e conoscere le soglie che fanno scattare la limatura o il saggio. La formazione rende di più sui pezzi veri, meglio se su una piccola collezione interna di oggetti a titolo noto che comprenda almeno un placcato e un oro bianco rodiato.
Ogni giornata di lavoro può cominciare con la misura di un campione di riferimento, annotata in un registro. Se la lettura si sposta oltre lo scarto fissato, lo strumento va ricontrollato prima di valutare il primo pezzo. Sono due minuti che rendono difendibili tutte le letture della giornata. Uno spettrometro portatile o da banco a raggi X porta con sé anche gli adempimenti di radioprotezione del D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101. Sono diversi fra un apparecchio schermato e uno portatile, e l'offerta deve chiarire chi se ne fa carico.
Quando la lettura al banco chiude la trattativa e quando il lotto va a saggio
Il confine passa dal valore in gioco. Per l'oro usato da gioielleria, omogeneo, con punzone leggibile e letture coerenti su più punti, una misura XRF eseguita con metodo basta a chiudere la trattativa. Diverso il caso dei pezzi con letture discordanti, dei lingottini da privati e dei lotti destinati all'affinazione, dove pochi millesimi pesano su chili di metallo. Lì la lettura di superficie diventa il filtro che decide che cosa mandare a saggio. Un banco con pochi acquisti, quasi tutti di gioielleria standard punzonata, può invece restare con pietra di paragone e laboratorio esterno. Lo strumento comincia a ripagarsi quando crescono volumi, pezzi dubbi e contestazioni, e i conti si fanno con il metodo della guida su quanto costa e quanto rende un analizzatore XRF portatile.
Il criterio che regge tutto il resto è uno: più cresce il valore del singolo pezzo, più la decisione si sposta dal banco al laboratorio. Per scegliere fra le configurazioni, tra rivelatore, calibrazioni per i preziosi e formato, aiuta la guida alla scelta di un analizzatore XRF portatile. Sono utili anche la pagina sugli spettrometri XRF e PMI per l'analisi dei materiali e quella sugli analizzatori XRF portatili che distribuiamo. Se la decisione riguarda il tuo banco, il passo successivo è una prova sui tuoi pezzi tipici, prima di qualunque proposta.
Cosa inviarci per una valutazione
Per organizzare una prova utile al tuo banco ci servono pochi dati:
- tipologie di oggetti acquistati (oro usato misto, fedi, catene, monete, lingottini) e il loro peso sul totale;
- metalli trattati oltre all'oro, come argento, platino e palladio;
- numero di acquisti al giorno o alla settimana e periodi di picco;
- metodo di verifica attuale (pietra di paragone, bilancia idrostatica, laboratorio esterno) e casi contestati negli ultimi mesi;
- preferenza fra strumento da banco schermato e portatile, con lo spazio disponibile;
- come registri oggi la valutazione nella scheda e se vuoi archiviare gli spettri.
Puoi inviarli via email a info@dipitech.com o su WhatsApp, con qualche foto dei pezzi più frequenti.
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Domande frequenti sulla verifica del titolo dell'oro al banco
Come si verifica il titolo dell'oro senza rovinare il pezzo?
Con la fluorescenza a raggi X: lo strumento legge la composizione della superficie in pochi secondi, senza acidi e senza asportare metallo, e restituisce il titolo in millesimi insieme allo spettro. Sui pezzi dubbi va affiancata da misure su più punti e, se serve, da una piccola limatura in zona nascosta o da una verifica di densità.
Pietra di paragone o XRF: quale è più affidabile al banco?
Al banco l'XRF, perché dà un valore numerico, la composizione completa e uno spettro archiviabile, mentre la pietra di paragone dà una fascia di titolo che dipende dall'occhio dell'operatore. Entrambe leggono solo la superficie, quindi nessuna delle due, da sola, smaschera una placcatura spessa.
Come si riconosce l'oro placcato con l'XRF?
Misurando in più punti, comprese zone usurate o nascoste, e leggendo lo spettro: una doratura sottile lascia vedere il metallo sottostante, mentre una placcatura spessa si scopre con una piccola limatura e una nuova misura. Per lingotti e pezzi di valore serve anche un controllo che attraversi il pezzo, come la densità accurata o gli ultrasuoni.
Come si scopre un lingottino con l'anima di tungsteno?
Con un controllo che attraversi il pezzo, perché l'XRF legge solo il guscio e il tungsteno ha quasi la stessa densità dell'oro. Gli ultrasuoni lo rivelano: il suono corre nel tungsteno circa 1,6 volte più veloce che nell'oro, 5.261 contro 3.240 m/s nelle misure della Technische Universität Ilmenau.
Quando un pezzo va mandato al saggio?
Quando lo scarto dal titolo dichiarato supera la soglia scritta nella tua procedura o le letture fra punti diversi non concordano. Per prudenza conviene mandare a saggio anche i lingottini acquistati da privati e i lotti destinati all'affinazione, dove pochi millesimi pesano su chili di metallo.
Quanto costa uno spettrometro XRF per compro oro?
Dipende soprattutto da due cose: il formato, da banco con camera schermata o portatile, e quanta parte della procedura vuoi dentro lo strumento, dall'archivio degli spettri collegato alle schede alla misura dello spessore delle dorature. DIPITECH prepara un preventivo su misura in 24 ore e organizza una prova sui tuoi pezzi, così la scelta parte da letture reali.